mercoledì 30 gennaio 2013

Roberto Giordi: "Gli amanti di Magritte" Raffinatezza, contamintazioni, sensibilità di Alberto Marchetti






ROBERTO GIORDI
Gli amanti di Magritte (2012)

“Gli amanti”, di Magritte, è un quadro del 1928, anzi è una serie di quadri, surreali, con i protagonisti che tentano una vana materializzazione della passione impossibilitati da veli che impediscono il contatto visivo e tattile, passione cui è negata la conoscenza, la profondità, la curiosa scoperta, il tracciamento di una via. O l’esatto contrario, ché l’amore conosce vie che si sublimano oltre il visibile, raggiungendo perfezioni che la materia sensoriale impedirebbe. O ancora, la morte è già qui e noi siamo già simulacri di esistenze sofferte e allora incontrarsi diventa impossibile.

Roberto Giordi dedica al pittore belga questa opera seconda, questo catalogo di amori imperfetti, di precarietà cosciente, di guerra civile non dichiarata, di rifugi incerti e insicuri.

L’album è l’opera matura di un ottimo musicista, dalla voce importante, con uno standard qualitativo che lascia soddisfatti, avvinti alle strutture mobili e delicate, malinconiche e ricche di richiami, catturati dalle atmosfere, concentrati sui testi sempre eccellenti diAlessandro Hellmann, cantautore a sua volta e scrittore di poetici testi teatrali di denuncia.

Apre l’album l’omonima canzone, una bella intuizione armonica di Roberto che firma anche i successivi tre episodi, con il tappeto pianistico di Stefano Bottiglieri e un bel bridge di archi che ricorda le fascinose composizioni del Catalano dei film di Ozpetek:Ero cieco e tu / cieca accanto a me / è l’amore che vede l’invisibile. / Qui si incontrano / istanti e secoli / fiumi e oceani / e gli amanti di Magritte

Quando parlerò con te è malinconia sudamericana, con le belle parole: Mi vedi? Sono qui / circondato da due frasi / magre come dei randagi / curve come girasoli / su di te… su di te… / Quando parlerò con te / sarò spalancato a giorno / indifeso nell’inverno / che si sta sciogliendo intorno… / Quando parlerò con te / non saprò cosa dire.

Tu appartieni a me è un lento struggente, teso com’è a catturare l’inafferrabile, qualcosa che, si sa, è della stessa sostanza con cui son fatti i sogni, con la fisarmonica sentimentale e tanghera dell’ottimoBentivenga: Io lo so che appartieni a me / come il vento alle rondini / come il fiume ai suoi argini / Io lo so, tu appartieni a me / come pioggia alle nuvole…

L'inverno di bahia con un flicorno che gocciola amore, è una bossa movimentata e quasi serena, a prescindere dal testo che sembra comunque frutto di un pacificato distacco: Oggi sono altrove / guarda come piove / il colore stinge via / come una fotografia / Non so se mi pensi / non so se mi manchi / se mi hai detto una bugia / se l’inverno annega anche Bahia…

Molto bello lo swing lento di Era d’estate, del maestro Sergio Endrigo, al quale in fondo come tematiche si avvicina tutto l’album del nostro.
Nella seconda parte dell’opera le composizioni passano a Rosario di Bella, ottimo autore di colonne sonore e cantautore conosciuto anche al pubblico del Tenco. Una seconda parte più world, con sonorità etniche e vocalità aggiunte, ritmiche più complesse e temi ancora più apocalittici.

Tornano i contatti con Catalano, ne La via del deserto, con l’intervento esotico della cantante Yasemin Sannino. Atmosfere sognanti ottenute con un attento uso dell’elettronica, un viaggio come un nuovo “The nel deserto”, dove ritrovarsi ancora o perdersi definitivamente: Per trovare te stesso / devi esserti perso / in un giorno qualunque / in un qualunque deserto…

Barbari è una marcia di invasori, del passato o del futuro, in una visione apocalittica che ricorda “The road” di Corman McCharty, in un crescendo ritmico e teso su cui si inserisce un coro diabolico e inquietante…ma non saranno i barbari, come nella famosa poesia di Kavafis, proprio la soluzione?

C’era un prato è una ballata vestita di folk orientale, un ricordo di mondi passati. In questo mondo in rapido disfacimento la musica è finita è il pezzo senza redenzione, la canzone definitiva sulla distruzione di cose e sentimenti, ritmiche incalzanti e parole pesanti: Ci sono medicine / per vivere e morire / compresse per dormire / E paradisi a rate / carri armati e aiuole / e sangue da lavare / Non c’è segno di vita / non c’è nessuno in strada / la musica è finita.

Nel bel tango di Gatti Baciami adesso l’unico rifugio rimane, nella sua incertezza e inaffidabilità, l’amore, in un microcosmo che lascia fuori l’angoscia quotidiana: Guarda questo abisso d’acqua contro i vetri / guarda questa ruggine nelle mie mani / siamo impalcature per i temporali / inchiodati al cielo per le ali / Baciami adesso.

Habibi jesce sole è calda, arabeggiante, positiva nell’attesa, finalmente senza troppa angoscia, dell’uscita del sole, e senza forzature mostra come il mediterraneo, mentre per tanti è frontiera di morte e sfruttamento, resta invece il lago tra terre amiche, simili, e questo la cultura lo sa, araba o napoletana la parola viaggia sulle stesse onde, gli stessi legni, le stesse note…

Il testo di Prima dell’alba è tratto dalla descrizione di Tacito della battaglia di monte Graupio in Scozia, tra legioni romane e caledoni, una frase che è diventata proposizione obbligata nelle lotte contro qualsiasi imperialismo. Giordi ce la propone in un evocativo latino, ecco la traduzione: Rapinatori del mondo, i Romani, dopo aver tutto devastato, non avendo più terre da saccheggiare, vanno a frugare anche il mare; avidi se il nemico è ricco, smaniosi di dominio se è povero, tali da non essere saziati né dall'Oriente né dall'Occidente, sono gli unici che bramano con pari veemenza di possedere tutto e ricchezze e miseria. Rubare, massacrare, rapinare, questo essi, con falso nome, chiamano impero e là dove hanno fatto il deserto, dicono di aver portato la pace.

Molto bello l’album di Giordi, ricco di spunti, carico di segni, di suoni, di parole, capace di lasciarsi ascoltare con grazia ma anche di procurare, sembra incredibile a dirsi visti i tempi, pensieri positivi.



venerdì 18 gennaio 2013

E' Bello





E' BELLO

E' bello sentirti vicina
la voce mi abbraccia sinuosa
son tuo t'appartengo regina
mia erotica unica sposa.

E' stata improvvisa la svolta
e il sogno che senza speranza
ambivo realtà, quella porta
che volevo si aprisse alla danza,

quella selva di dubbi e paure,
quel groviglio di ansie che chiude
il dolore tra mura sicure
per non credere al nulla che illude,

tutto quanto di colpo è cambiato.

Io ti giuro mia bella signora
sarò attento a ogni singolo fiato
voglio farti felice, mi onora
esser stato per te generato,

sarò sempre il tuo fido scudiero
ti amerò anche i giorni dannati,
di accudirti sarò sempre fiero,
scalderò i tuoi piedi gelati.

Dai fiducia al mio solido amore
fammi posto nel cuore, io sarò
delicato ma forte al dolore,
sempre e ovunque ti rispetterò.

E' bello sentirti vicina
la voce mi abbraccia sinuosa
son tuo t'appartengo regina
mia erotica unica sposa.

lunedì 7 gennaio 2013


L’ISOLA CHE SE NE ANDO’
Giulia, Nerita, Corrao, Hotham,
Graham, Sciacca, Ferdinandea.

Nel luglio milleottocentotrentuno
senza che la vedesse nessuno
in una notte nacque un’isola dal mare
tutta nera e di forma circolare.
All’alba i marosi e la risacca
rivelarono quell’ettaro di terreno
davanti alle coste di Sciacca:
la notizia volò in un baleno.

Prima giunsero gli scienziati
e i pescatori un po’ meravigliati,
poi, per volere delle autorità,
navi da guerra approdarono là,
correvano a prenderne possesso
perché ai potenti, come accade spesso,
una terra nuova, che non s’è mai vista
risveglia sempre voglie di conquista.

Vovevano fare di quella bellezza naturale
una strategica nuova base militare
e i comandanti, per ogni nazione,
piantaron vessilli e le diedero un nome:

Giulia, Nerita, Corrao, Hotham,
Graham, Sciacca, Ferdinandea

Solo un pescatore solitario
comprese quanto fosse straordinario
che un’isola fosse nata dal mare
e la terra fosse tornata a creare...
I Re volevano quel pezzo di terra
disposti a tutto,- anche a far la guerra,
discordi, ma nel nome del diritto,
prepararono l’inevitabile conflitto.

I generali nel cuore della notte
cariche d’armi mossero le flotte.
Fu proprio allora che l’isola pensò
d’aver visto abbastanza, e se ne andò,
un gran boato, un ribollire intorno,
e quando finalmente giunse il giorno
le spedizioni trovarono soltanto
il mare piatto, e uno sbuffo ogni tanto.

L’isola era tornata sotto il mare
dove nessuno la poteva disturbare,
l’isola era tornata sotto le onde
ed è ancora lì che si nasconde.

Giulia, Nerita, Corrao, Hotham,
Graham, Sciacca, Ferdinandea