Scritto quando sembrava ormai definitiva la scelta di Corcolle per la discarica di Roma...
Prima
vigilia quattordici giorni prima delle calende di giugno 2765 ab Urbe condita
Sono
mancato troppo presto, troppo per vedere completata questa visione improvvisa,
questo teatro ideale di una memoria ancora di là da venire, questa mappa
delineata nei particolari di una città invisibile, così come m’apparve in una notte
nel pieno della mia fulgida giovinezza, un’opera che ancora non ero in grado di
capire, che collaborava con la terra ma teneva conto anche del cielo, dei
solstizi, dei giochi del tempo. Troppo presto mi allontanai dal mio corpo
oltraggiato dalle stagioni, ma forse sarebbe stato presto comunque, perché
c’era ancora tanto mondo da scoprire, c’erano ancora infinite meraviglie oltre
il limes, e la vita di un uomo, anche se imperatore, non può contenere in se tutta
la sorprendente Bellezza della Terra.
Sono
mancato troppo presto, ma ho vissuto abbastanza per vedere, nelle notti di
nuovo insonni di quegli ultimi anni carichi di assenze malinconiche e rimpianti,
questi elaborati disegni della fantasia diventare espressione, trasformarsi negli
anni da ipotesi ardite ad ardite volute d’ingegno, tracce della divinità umana
rispettosamente adagiate sulle architetture del mondo, edifici e strutture
armonizzati all’andamento del suolo, raffinate volute superiori in leggiadria
alle stesse opere osservate con vivo stupore in tutte le province dell’Impero
durante i miei viaggi affamati di conoscenza, e freneticamente rielaborate e
trasformate in giochi di materia dalle braccia esperte e vigorose di sapienti
artigiani.
Troppo
presto ho dovuto affrontare il viaggio verso un altro universo, con la mia
piccola anima tormentata e soave, consapevole
però di aver reso immortali quei miei strani e visionari sogni di gioventù.
Oggi
invece, oggi voi mi offendete, e mi uccidete davvero, come non riusciste a fare
in vita, quando arrivaste ad allontanare dal mio fianco la persona più cara.
Chi non ha conosciuto la piena felicità, e l’assoluta infelicità, non potrà
comprendermi, non avrà che una pallida idea del dolore, e dell’amore, che mi
portano a tornare ogni anno in questa villa che rappresenta quanto di più
armonico e vicino alla perfezione abbia saputo e potuto produrre in vita.
Questo
ritorno, oggi, diventa forse incerto per la prima volta, e dispero di veder conservata
questa enciclopedia delle forme, questa mappa della Bellezza, dettata dall’intuìto
mondo delle forme e realizzata con le ragioni del cuore.
Le
virtù che considero fondamentali, Humanitas Felicitas Libertas, avrebbero
dovuto essere universali, adattarsi a tutta la terra, diventare paradigma per
l’uomo nuovo. Avevate sotto gli occhi questo esempio, non l’unico, certo, ma un
ottimo esempio, da sempre, perché questo fu per voi e non per me, e voi lo
distruggete, stracciate via il manifesto che avrebbe dovuto indicarvi la via, e
per l’interesse di pochi rendete vana la mia vita, mi fate perire
definitivamente. Dovreste invece far tesoro della grandezza del passato,
acquistando da lì il coraggio e la consapevolezza per produrre anche voi
qualcosa di notevole, che a sua volta, caduto in rovina, ecciti i posteri a una
nuova forma di Bellezza, voi dovreste mantenere vivi i miei sogni, insieme ai
vostri sogni, non solo per conservare il passato, ma per realizzarne le
speranze ancora vive e contenute in queste antiche composizioni di pietra
lavorata in sembianza di poesia. Altre forme avranno i volti delle bellezze di
domani, io non so immaginarle, ma sentirò
di aver contribuito allo slancio di quelle nuove architetture, se voi deciderete di non cancellare, oggi, i miei
passi diventati incerti, e di ascoltare ancora i battiti del mio cuore, lenti e
leggeri, nel vento lieve che sul sentiero tra gli ulivi vi accompagnerà nella
mia casa.
Publio
Elio Traiano Adriano

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