sabato 2 giugno 2012

La mia casa...


Scritto quando sembrava ormai definitiva la scelta di Corcolle per la discarica di Roma...


Prima vigilia quattordici giorni prima delle calende di giugno 2765 ab Urbe condita

Sono mancato troppo presto, troppo per vedere completata questa visione improvvisa, questo teatro ideale di una memoria ancora di là da venire, questa mappa delineata nei particolari di una città invisibile, così come m’apparve in una notte nel pieno della mia fulgida giovinezza, un’opera che ancora non ero in grado di capire, che collaborava con la terra ma teneva conto anche del cielo, dei solstizi, dei giochi del tempo. Troppo presto mi allontanai dal mio corpo oltraggiato dalle stagioni, ma forse sarebbe stato presto comunque, perché c’era ancora tanto mondo da scoprire, c’erano ancora infinite meraviglie oltre il limes, e la vita di un uomo, anche se imperatore, non può contenere in se tutta la sorprendente Bellezza della Terra.
Sono mancato troppo presto, ma ho vissuto abbastanza per vedere, nelle notti di nuovo insonni di quegli ultimi anni carichi di assenze malinconiche e rimpianti, questi elaborati disegni della fantasia diventare espressione, trasformarsi negli anni da ipotesi ardite ad ardite volute d’ingegno, tracce della divinità umana rispettosamente adagiate sulle architetture del mondo, edifici e strutture armonizzati all’andamento del suolo, raffinate volute superiori in leggiadria alle stesse opere osservate con vivo stupore in tutte le province dell’Impero durante i miei viaggi affamati di conoscenza, e freneticamente rielaborate e trasformate in giochi di materia dalle braccia esperte e vigorose di sapienti artigiani.
Troppo presto ho dovuto affrontare il viaggio verso un altro universo, con la mia piccola anima tormentata e soave,  consapevole però di aver reso immortali quei miei strani e visionari sogni di gioventù.
Oggi invece, oggi voi mi offendete, e mi uccidete davvero, come non riusciste a fare in vita, quando arrivaste ad allontanare dal mio fianco la persona più cara. Chi non ha conosciuto la piena felicità, e l’assoluta infelicità, non potrà comprendermi, non avrà che una pallida idea del dolore, e dell’amore, che mi portano a tornare ogni anno in questa villa che rappresenta quanto di più armonico e vicino alla perfezione abbia saputo e potuto produrre in vita.
Questo ritorno, oggi, diventa forse incerto per la prima volta, e dispero di veder conservata questa enciclopedia delle forme, questa mappa della Bellezza, dettata dall’intuìto mondo delle forme e realizzata con le ragioni del cuore.
Le virtù che considero fondamentali, Humanitas Felicitas Libertas, avrebbero dovuto essere universali, adattarsi a tutta la terra, diventare paradigma per l’uomo nuovo. Avevate sotto gli occhi questo esempio, non l’unico, certo, ma un ottimo esempio, da sempre, perché questo fu per voi e non per me, e voi lo distruggete, stracciate via il manifesto che avrebbe dovuto indicarvi la via, e per l’interesse di pochi rendete vana la mia vita, mi fate perire definitivamente. Dovreste invece far tesoro della grandezza del passato, acquistando da lì il coraggio e la consapevolezza per produrre anche voi qualcosa di notevole, che a sua volta, caduto in rovina, ecciti i posteri a una nuova forma di Bellezza, voi dovreste mantenere vivi i miei sogni, insieme ai vostri sogni, non solo per conservare il passato, ma per realizzarne le speranze ancora vive e contenute in queste antiche composizioni di pietra lavorata in sembianza di poesia. Altre forme avranno i volti delle bellezze di domani, io non so  immaginarle, ma sentirò di aver contribuito allo slancio di quelle nuove architetture, se voi  deciderete di non cancellare, oggi, i miei passi diventati incerti, e di ascoltare ancora i battiti del mio cuore, lenti e leggeri, nel vento lieve che sul sentiero tra gli ulivi vi accompagnerà nella mia casa.

Publio Elio Traiano Adriano

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