BELLA DI NULLA
La chiamavano
" Bella di Nulla"
che bella era
bella davvero
e Nulla chiamavano il padre
che il marmo
cavava alle Apuane,
giusta paga
voleva, non meno,
e per meno non
volle aver Nulla.
Bella aveva due
pupille chiare
come le chiare
acque del mare,
e il mare le era
più caro
dei suoi occhi,
col suo dire chiaro.
Lei scoprì che
ogni onda parlava
con la voce del
vento narrava
e a sentire il
sussurro del mare
imparò Bella a
raccontare.
Tutto intorno al
falò il paese
ogni sera voleva
viaggiare
con le storie di
Bella di Nulla
e all’ascolto si
fermava il mare.
Aspettava un amore
che fosse
un’ondata, un
maroso che frange,
con la voce un
soffiare di vento,
e un bel giorno
quel giorno arrivò,
uno sguardo, un
sentire contento,
e lui, un
marinaio, sposò,
dal pontile un
mattino un mazzetto
di violette
all’eterno a giurare,
una notte di furia
e passione
poi lui subito
riprese il mare.
Ogni giorno lei
entrava nel mare
e col mare
iniziava a parlare
poi la sera
davanti ai falò
quelle storie
tornava a narrare.
Capodanno sul mare
brindava
con le braci in
uno scaldino
con due calici
colmi di vino
e un bicchiere nel
mare versava.
Poi una sera un
bicchiere le cadde
dentro casa e si
spaventò,
corse al mare a al
mare gridò:
“Com’è morto,
parla ti prego,
l’uomo che di
capirti era vanto,
ora mare non sei
solo casa
ma anche chiesa e
persin camposanto”
Era notte, tirava
il libeccio
speronato fu il
suo peschereccio
da una nave
trasporto che, atroce,
non salvò chi
levava la voce
dalle onde, ma un
mozzo tornò.
Al processo era
Bella di Nulla
portava un
revolver a tamburo
ma il destino del
reo era sicuro
chè la vide, e il
suo cuor si fermò.
Tornò in spiaggia
Bella di Nulla
ogni giorno,
estate e inverno,
su un sedia sul
bordo del mare,
di quell’immensità
sulle sponde,
la trovarono lì
verso sera
poco prima della
primavera
spenta dove si
spengon le onde
col rosario mezzo
da pregare
e
negli occhi le acque del mare.





