mercoledì 7 dicembre 2011


BELLA DI NULLA

La chiamavano " Bella di Nulla"
che bella era bella davvero
e Nulla chiamavano il padre
che il marmo cavava alle Apuane,
giusta paga voleva, non meno,
e per meno non volle aver Nulla.
Bella aveva due pupille chiare
come le chiare acque del mare,
e il mare le era più caro
dei suoi occhi, col suo dire chiaro.

Lei scoprì che ogni onda parlava
con la voce del vento narrava
e a sentire il sussurro del mare
imparò Bella a raccontare.
Tutto intorno al falò il paese
ogni sera voleva viaggiare
con le storie di Bella di Nulla
e all’ascolto si fermava il mare.

Aspettava un amore che fosse
un’ondata, un maroso che frange,
con la voce un soffiare di vento,
e un bel giorno quel giorno arrivò,
uno sguardo, un sentire contento,
e lui, un marinaio, sposò,
dal pontile un mattino un mazzetto
di violette all’eterno a giurare,
una notte di furia e passione
poi lui subito riprese il mare.

Ogni giorno lei entrava nel mare
e col mare iniziava a parlare 
poi la sera davanti ai falò
quelle storie tornava a narrare.
Capodanno sul mare brindava
con le braci in uno scaldino
con due calici colmi di vino
e un bicchiere nel mare versava.
Poi una sera un bicchiere le cadde
dentro casa e si spaventò,

corse al mare a al mare gridò:
“Com’è morto, parla ti prego,
l’uomo che di capirti era vanto,
ora mare non sei solo casa
ma anche chiesa e persin camposanto”
Era notte, tirava il libeccio
speronato fu il suo peschereccio
da una nave trasporto che, atroce,
non salvò chi levava la voce
dalle onde, ma un mozzo tornò.

Al processo era Bella di Nulla
portava un revolver a tamburo
ma il destino del reo era sicuro
chè la vide, e il suo cuor si fermò.
Tornò in spiaggia Bella di Nulla
ogni giorno, estate e inverno,
su un sedia sul bordo del mare,
di quell’immensità sulle sponde,
la trovarono lì verso sera
poco prima della primavera
spenta dove si spengon le onde
col rosario mezzo da pregare

e negli occhi le acque del mare.